Libri · Segnalazioni

Vi consiglio un libro o forse di più…

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Buon pomeriggio lettori ed ecco una nuova rubrica dove vi segnalo alcuni titoli!

Oggi i titoli che vi segnalo sono tutti dell’autore Giovanni Margarone.

COPERTINA QUELLA NOTTE SENZA LUNA.jpg

Quella notte senza luna

Elena è una giovane mendicante che vive a Genova, ai margini della società, in una baracca fatiscente. La condizione di estremo degrado sociale viene in parte lenita dall’anziano clochard Alcide, che diviene per Elena una sorta di padre putativo, e dalla conoscenza della coetanea Beatrice, commovente nel suo tentativo di aiuto della giovane mendicante, in una sorta di tentata palingenesi esistenziale. Beatrice presenterà ad Elena l’insicuro Filippo, figlio di un cinico imprenditore di successo. La narrazione, che ha quale sfondo l’alluvione di Genova del 1970, si rivela intensa e sorprendente nel suo incontro-scontro fra contesti sociali antitetici, ponendoci di fronte a dei quesiti sulle complesse e variegate criticità della natura umana.

Piccolo commento

La nuova esperienza letteraria di Giovanni Margarone si sviluppa nella sua mai dimenticata Liguria.
Nello specifico l’ambientazione è Genova. In particolare, i momenti narrativi si estrinsecano nel periodo del quasi dimenticato (amnesie, purtroppo, frequenti nel contesto italiano) dell’alluvione del 1970.
La protagonista è Elena, una giovane mendicante con un tumultuoso passato denso di incomprensioni con la madre prostituta, che vive ai margini della società in una baracca fatiscente insieme ad Alcide ed Agata, anch’essi clochard. Un’esistenza pervasa dalle costanti difficoltà di una sempre intensa lotta quotidiana per la sopravvivenza, ulteriormente appesantita da una sorta di incessante labirintite cronica. Il contesto viene in parte lenito dalla figura dell’anziano Alcide, che diviene per Elena una sorta di padre putativo, nonché dalla presenza di altri personaggi dalla spiccata umanità, quali ad esempio il medico Manlio (di rara intensità emotiva il viaggio di Alcide, da Genova verso l’ospedale di Savona, alla ricerca del dottore per i medicinali da somministrare ad Elena) o l’amica Beatrice, commovente nel suo tentativo di aiuto, come sorta di palingenesi, della giovane mendicante. Si inserisce in tale contesto il giovane Filippo, figlio di un imprenditore senza scrupoli di alcun genere, arricchitosi nell’Italia del dopoguerra. Filippo, plagiato completamente dalla figura del padre e con la presenza di una madre sostanzialmente accondiscendente con il “modus vivendi” del marito (attento esclusivamente all’aspetto materiale della vita), cresce insicuro (schiacciato dalla personalità paterna) e pervaso, nonostante l’indole bonaria e riservata, da idee classiste, se non apertamente razziste (attinte anch’esse dal contesto familiare). Beatrice, essendo amica di entrambi, con uno stratagemma li fa conoscere nella speranza che fra loro possano esservi delle affinità propedeutiche alla nascita di un rapporto sentimentale. Tale proposito diviene realtà, i due giovani si conoscono e si amano, ma Elena mantiene il mistero sulla sua vita reale da clochard (i vestiti per gli incontri glieli presta Beatrice, la quale ospita periodicamente l’amica nella sua casa) nel timore, che si dimostrerà non così recondito, di una eventuale reazione negativa di Filippo. In questo frangente le nubi plumbee si addensano sopra il cielo di Genova e si scatena l’alluvione, evento nefasto magistralmente descritto dall’autore, che irrompe tumultuoso nelle vite di Elena e Filippo ponendoli di fronte ad un eventuale tragico distacco. L’effetto parossistico delle avversità climatiche si manifesta in un concitato pathos narrativo, condensato nelle due giornate di inizio autunno ove la sciagura meteorologica si incontra con le gravi e ineludibili responsabilità umane, presentandosi quale riflessione per le analoghe situazioni odierne (come se la memoria storica non insegnasse alcunché). I protagonisti della narrazione si salvano e la prosecuzione dei rapporti si sviluppa potenziandosi con trame sempre più intense, dal riscontro medico della malattia di Elena (la cui gravità viene addirittura nascosta alla ragazza), alla scoperta rivelatrice da parte di Filippo della reale vita di quest’ultima, le interessanti figure materna e paterna di Beatrice (la prima densa di umanità, la seconda inizialmente critica nei confronti della figlia per il suo rapporto con Elena) e la presenza costante del vecchio Alcide. L’epilogo si evolve in una spirale emotiva di forte intensità con vibrazioni narrative difficilmente individuabili a priori dal lettore, trascinato in ampie riflessioni sugli sconvolgimenti interiori dei protagonisti. Se si può evincere in Giovanni Margarone una costante attenzione dei patemi interiori dei singoli personaggi, che testimonia la passione dell’autore per la cifra letteraria di Dostoevskij, ove l’itinerario esistenziale, quale azione salvifica, risulta disseminato di tribolazioni interiori, in quest’ultima fatica letteraria appare, seppur in un contesto storico differente, l’immagine di Pin, il protagonista del romanzo di Italo Calvino “Il sentiero dei nidi di ragno”, mentre, orfano di madre e con la sorella prostituta, deambula per un caruggio di un’altra nota città ligure (Sanremo). L’ambientazione di Genova, città cara a Margarone, emerge con le sue caratteristiche, anche contraddittorie, rese in modo unico, negli anni cinquanta, dal poeta Giorgio Caproni nella splendida poesia “Litania”. Giovanni Margarone dimostra un’assoluta padronanza degli schemi narrativi, che articola con sempre maggiore maestria permeandoli di una fantasia sempre fervida, non facendo mai sconti alla realtà. L’autore, lodevolmente, non tende mai ad ammiccarsi il lettore (porgendogli ciò che maggiormente desidera), portando lo stesso nella cruda e non forzatamente estetizzante riflessione sulle criticità della natura umana.

 

Enrico Marras

 

       Note fragili 

COPERTINA NOTE FRAGILI.pngUn giovane consacra la sua intera esistenza al suo unico, grande amore: la musica. Ma nel frattempo la vita scorre, anzi fugge lontana, e l’amore, passo dopo passo, cambia volto in un vorticoso succedersi di false speranze, rabbie, delusioni. Gli sarà dunque possibile mostrare al mondo il suo talento? Oppure, magari con l’aiuto di un’incantevole violinista, scoprirà che esiste un universo che nessun pentagramma – neanche il Rondò a Capriccio di Beethoven – è in grado di contenere, grande come quel mare che da bambino contemplava attraverso la finestra della sua cameretta?

Piccolo Commento

L’esistenza di Francesco è immersa in una intensa sensibilità che si estrinseca nella passione musicale, alla quale si dedica in un percorso irto di difficoltà familiari (comprensione materna e incomunicabilità paterna), nella suggestiva ambientazione di un borgo ligure affacciato sul mare. Nonostante le vicende avverse (fra cui l’amore non ricambiato con Sandra), diviene determinante l’amicizia con Michele, maestro di pianoforte e primo estimatore del talento di Francesco, che porterà il protagonista del romanzo ad esibirsi prima nel sud della Francia per poi raggiungere Parigi. Tale cammino si sviluppa in un susseguirsi di emozioni e conoscenze (fra le quali spicca il personaggio di Philippe) e di eventi dolorosi (il drammatico incidente per riavvicinare Sandra e la commovente perdita del suo amico Michele). Ma sarà l’amore con la violinista croata Ana che permetterà a Francesco, in un momento dilaniante della sua carriera artistica, di scoprire nuove “partiture” esistenziali in un finale inaspettato e denso di pathos. Il romanzo (seconda esperienza letteraria di Giovanni Margarone) scorre fluido in una intensa narrazione che, in particolare nei patimenti del giovane protagonista, attinge da Dostoievski (il Raskolnikov di “Delitto e Castigo”), Goethe (“I Dolori del Giovane Werther”) e Foscolo (“Ultime lettere di Jacopo Ortis”), mantenendo costantemente una sua vivace originalità descrittiva ed emozionale. Un libro che, nella sua piacevolezza, permette al lettore di immedesimarsi nelle profonde inquietudini di Francesco, ponendosi delle non facili domande sulla tortuosa ed ineffabile ricerca della propria (personale) felicità.

ENRICO MARRAS

L’ombra della verità

COPERTINA OMBRA DELLA VERITA'.jpgGianni, un orfano siciliano che ha fatto fortuna in Irlanda grazie alla sua arte, è invitato a presentarsi a Cuneo per motivi ignoti. Nel Piemonte del dopoguerra Luigi, un uomo intraprendente quanto egoista e spregiudicato, riesce a mettere su un impero. Altrove – in Friuli – Costanza viene cresciuta con amore dai suoi genitori; ma il terremoto del ‘76 si abbatterà sulla sua vita… Su queste tre storie si allunga l’ombra della verità. Quale sarà mai?

Piccolo commento

Tre esistenze, solo apparentemente distanti, si intrecciano ineludibilmente nell’ultimo romanzo dell’autore ligure, ma friulano d’adozione, Giovanni Margarone. Gianni è un pittore siciliano che vive le inquietudini della sua condizione di orfano (profondamente narrate, in un lacerante percorso esistenziale, a Pietro, fortuito compagno di viaggio anch’egli in attesa di un volo aereo da Dublino verso l’Italia). Tale stato di abbandono si protrae nei rapporti umani che si susseguono, dal ceramista mastro Gaspare alla fidanzata Chiara, dall’amico Giuseppe al critico d’arte irlandese John, personaggi magistralmente tratteggiati ed inseriti di volta in volta in seno ad ambientazioni suggestive, dalla Sicilia a Torino passando da Cividale del Friuli sino a Dublino (ove si condenserà il suo successo artistico), in un intenso crescendo emozionale che vedrà presso uno Studio Notarile di Cuneo il suo epilogo. Luigi è un militare piemontese che durante la seconda guerra mondiale combatte nella Sicilia occupata dagli alleati e durante le vicissitudini belliche, a seguito di un ferimento, trova riparo da una famiglia presso Caltagirone. Dopo un travolgente, ma sotterraneo, rapporto passionale con Maria (nascosto al possessivo padre Giorlando), Luigi risale l’Italia tornando nel suo Piemonte, accolto dall’affetto della madre Teresa. In questa nuova vita emerge il reale carattere spregiudicato di Luigi che crea un impero economico (coadiuvato dal fedele ragioniere Ferrero), esibendo un ”modus vivendi” decisamente anaffettivo e a tratti violento (esemplificativi i rapporti con la moglie Alberta e con l’operaia Sonia, senza dimenticare la scena drammatica, volutamente enfatizzata, del licenziamento di una sua dipendente). Costanza è una donna friulana (precisamente di Gemona del Friuli) molto legata ai suoi genitori ed in particolare al padre Ermete, ma all’improvviso il terremoto del 1976 cambierà la sua vita. I momenti drammatici, successivi al sisma, vedranno la comparsa del soccorritore Francesco col quale si instaurerà un profondo rapporto sentimentale e la creazione di un solido nucleo familiare. Su tali esistenze si proietterà un’ombra inattesa densa di tensione emotiva e mistero con un finale sorprendente, che non lascerà indifferente il lettore. La terza esperienza letteraria di Margarone vive di un attento e vivace intreccio narrativo composto da storie variegate che si riannodano nel finale, in uno sviluppo narrativo estremamente scorrevole e, simultaneamente, intriso di pura passione, ove emergono, in particolare nell’artista Gianni, i patimenti a tratti presenti nel personaggio di Francesco in “Note Fragili” (precedente romanzo dell’autore). Si nota in Giovanni Margarone una spiccata attenzione alla letteratura ottocentesca russa e francese (in particolare Fiòdor Dostoiesvski e Gustave Flaubert, quest’ultimo menzionato, con la sua “Madame Bovary”, in un dialogo fra Gianni e Chiara) senza dimenticare i riferimenti al novecento italiano, nelle figure di Luigi Pirandello (“Il fu Mattia Pascal”) e Italo Calvino (“Se una Notte d’inverno un viaggiatore”). Si consolida ulteriormente la cifra stilistica dell’autore che gli permette di raggiungere, con quest’opera, un equilibrio narrativo maturo e consapevole, tale da rendere il romanzo coinvolgente nella sua ricerca di una verità sofferta e mai scontata.

E ascoltai solo me stesso

COPERTINA E ASCOLTAI SOLO ME STESSO.jpgJacques, un giovane della provincia francese, durante il proprio percorso tardo adolescenziale conosce Michel Dubois, un anziano agricoltore di origine spagnola dal misterioso passato che vive un’esistenza solitaria nel sud della Francia, nei cui confronti la popolazione del paese nutre profondi preconcetti. In questa fase la vicenda umana di Jacques si arricchisce anche del rapporto sentimentale con la coetanea Josephine. Tali incontri, in un crescendo di subitanei colpi di scena, rappresenteranno per il protagonista dei naturali concetti paradigmatici della maturazione esistenziale, nonché una sorta di palingenesi, vista come rinascita spirituale e sociale non solo personale ma collettiva

Piccolo commento

In questo nuovo romanzo di Giovanni Margarone, ambientato nel Francia del sud, il protagonista principale narra il suo profondo percorso introspettivo, denso delle problematicità adolescenziali e della sua precipua intenzione di seguire solo ciò che sente dentro se stesso, con l’intento di sfuggire a qualsiasi tipo di preconcetto.

Tale percorso è condizionato dal dramma della vicenda umana dal secondo protagonista del romanzo che intreccia con il narrante una profonda e speciale amicizia.

Questo incontro rappresenta per l’autore Giovanni Margarone la palingenesi, vista come rinascita spirituale e sociale non solo personale ma collettiva, quasi un percorso catartico di redenzione magistralmente articolato dall’autore.

La vicenda umana del protagonista principale si arricchisce con la relazione sentimentale con una fanciulla sua coetanea; incontro che nel suo cammino fra felicità e incomprensioni, idillio e dramma, risulterà fondamentale nello sviluppo della sua dimensione umana. Meritano un’analisi di estremo interesse storico i capitoli della narrazione autobiografica del secondo protagonista, in una sorta di condivisione simbiotica col principale, sugli atroci eventi che hanno contraddistinto la guerra civile spagnola (con la menzione alla città di Guernica e ai suoi avvenimenti tragici, proiettati in modo indelebile nella storia attraverso il capolavoro di Picasso) e il conseguente dramma dei profughi spagnoli antifranchisti, dei quali Michel faceva parte, in terra francese. Questo tema viene affrontato da Margarone con momenti d’intensa umanità ove il “pathos” della narrazione crea un ineludibile parallelo con le analoghe migrazioni dei nostri tempi. I personaggi descritti dall’autore, anche quelli apparentemente in secondo piano, si animano con energia e vivacità durante l’evoluzione del racconto. Certamente i personaggi maggiormente pervasi di emotività narrativa restano il secondo e il terzo protagonista, che sono da considerarsi a pari titolo con il principale. Entrambi rappresenteranno per il narrante dei naturali concetti paradigmatici della maturazione esistenziale.

Ma si evince nel protagonista principale un tormento che rende manifesta la passione dell’autore (elemento ravvisabile anche nei precedenti romanzi, “Note fragili” e “L’Ombra della verità”) per la cifra letteraria di Dostoevskij, ove sovente la salvezza viene raggiunta in un ineluttabile itinerario di patimenti e afflizioni, come nel Raskolnikov di “Delitto e Castigo” o nella figura di Arkadij del meno noto “L’Adolescente”.

Giovanni Margarone, autore ligure, ma ormai friulano d’adozione, alla sua quarta fatica letteraria, si rivela sempre più padrone delle sue storie muovendosi in uno stile attento a coniugare il contemporaneo con la lezione dei classici da lui amati, inquadrabili in particolare fra la seconda metà dell’Ottocento e il primo Novecento, dalla descrizione dei processi interiori individuabili in un’attenta analisi della cifra proustiana (“Recherche”) o all’evidente insondabilità umana di pirandelliana memoria.

Margarone, in un susseguirsi d’intrecci narrativi, insegue i suoi personaggi sviluppandone l’essenza da diversi angoli di visuale, costringendoci ad affrontare la natura umana nei suoi aspetti più impenetrabili e controversi che, una volta scandagliati, raggiungono la salvifica consapevolezza del dubbio.

Enrico Marras

BIOGRAFIA

Sono nato nel 1965, da sempre appassionato di letteratura, filosofia e musica, che ho coltivato come autodidatta. La scrittura e la musica sono stati, sin da quando ero ragazzo, le mie grandi passioni; per questo a 12 anni, mentre iniziavo lo studio del pianoforte, mi cimentai a scrivere una sorta di romanzo, mai pubblicato, che gelosamente conservo tra i miei cimeli. Da allora, perseverando nella lettura di svariati autori dell’800 e del ‘900, ho continuato a scrivere pensieri, brevi racconti che però ho sempre poi riposto nel cassetto. Nel 2011, approfittando delle opportunità della rete, ho creato un blog “Idee di Giovanni Margarone” https://gmargarone.blogspot.it/, dal quale ha tratto spunti per il saggio “Oltre l’orizzonte” pubblicato nel 2013.

Soddisfatto di quel lavoro, ho finora scritto quattro romanzi: “Note fragili” (2015), “L’ombra della verità” (2016), “E ascoltai solo me stesso” (2017) e “Quella notte senza luna (2018).

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